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Ogni laboratorio annovera tra le sue apparecchiature una o più centrifughe, usate nella fase preparativa dei campioni per separare parti di liquidi con diversi pesi specifici o densità, sfruttando l’applicazione di un’accelerazione centrifuga che si crea in seguito ad una rapida rotazione attorno ad un asse.
L’attuale gamma di centrifughe presenti sul mercato è estremamente ampia: ne esistono da pavimento, da banco, refrigerate e non, con caratteristiche diverse di capacità e di velocità.
Vi sono centrifughe multiuso o specializzate per determinate applicazioni che vanno dalla biologia molecolare, alla ricerca sierologica, al frazionamento del sangue, ai test RIA, alla citocentrifugazione, alla separazione delle sospensioni...
Le centrifughe sono solitamente classificate in base alla capacità di carico in microcentrifughe, centrifughe di bassa, media e alta capacità. Orientativamente, il volume massimo di carico va dai 40 ml delle microcentrifughe, fino ai 6 litri delle centrifughe ad alta capacità.
Un altro criterio convenzionale di classificazione si basa sulla forza centrifuga generata, cioè sulla velocità, secondo il quale le centrifughe sono suddivise in centrifughe a bassa, media, alta velocità ed ultracentrifughe.
Fra le centrifughe a bassa velocità si annoverano le citocentrifughe, ideate per consentire la preparazione e la concentrazione di cellule su vetrini da microscopio utilizzando speciali dispositivi di trasferimento da una camera del campione al vetrino durante la citocentrifugazione. Le camere del campione sono monouso ed è possibile caricare i campioni nel rotore per citocentrifuga direttamente sotto cappa BioHazard, evitando all’operatore il rischio di inalare aerosol potenzialmente pericolosi da cellule che potrebbero contenere organismi patogeni.
Le attuali applicazioni cliniche e di ricerca delle citocentrifughe vanno dalla citologia delle biopsie con ago aspirato, alla microbiologia, all’immunochimica, all’ematologia, alla genetica, fino alla microscopia elettronica.
La citocentrifuga è uno strumento dotato di un rotore completamente estraibile provvisto di un coperchio a pressione che protegge l’operatore da eventuali perdite dei campioni (rotore e coperchio sono sterilizzabili anche in autoclave), opera in range che vanno dai 200 ai 2000 rpm circa per evitare il danneggiamento delle cellule ed è provvista di un selettore per l’accelerazione.
L’accelerazione ed il rallentamento del rotore sono generalmente controllati elettronicamente da un microprocessore; la procedura di preparazione dei campioni è semplice e sicura e le cuvette disponibili oggi sul mercato, sia monouso che riutilizzabili, garantiscono di ottenere un monostrato cellulare di eccellente qualità.
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