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La maggior parte delle procedure chirurgiche vengono effettuate con il paziente in anestesia generale. Gli apparecchi per anestesia trovano quindi applicazione essenzialmente nelle sale operatorie di tutti i reparti, compresi quelli pediatrici. Sono presenti anche nelle unità di pronto soccorso dove possono essere necessari interventi d’urgenza.
L’apparecchio per anestesia fornisce una miscela di ossigeno, ossido di azoto e vapori di liquido anestetico secondo un andamento programmato di pressione o di flusso e, grazie alla possibilità di variarne le proporzioni, l’operatore può controllare in ogni istante il livello di coscienza del paziente. Se durante l’intervento è necessaria anche un’assistenza respiratoria, l’apparecchiatura è in grado di forzare ossigeno e aria nei polmoni del paziente non in grado di respirare autonomamente.
La sua struttura è scomponibile in tre sottosistemi:
Il sottosistema di alimentazione gas fornisce e controlla la miscela di gas anestetici e respiratori che fluisce al paziente attraverso il sistema di ventilazione. Il sistema di scarico provvede a rimuovere i gas esalati.
In tali apparecchiature notevole importanza riveste anche il sistema di controllo e monitoraggio dei gas e dei principali parametri di ventilazione: questo sistema è completato da opportuni allarmi acustici e/o visivi. che garantiscono il funzionamento dell’apparecchiatura in condizioni di sicurezza entrando in funzione nel caso in cui la pressione dei gas in ingresso, la pressione parziale di ossigeno o la pressione al paziente escano dai limiti di sicurezza.
I gas (solitamente O2, N2O e aria) sono forniti all’apparecchio per anestesia dall’impianto centralizzato ospedaliero e/o da bombole fissate al carrello dell’apparecchiatura. Per evitare gravissimi errori alle connessioni, i connettori sono di tipo non interscambiabile. I gas vengono poi filtrati, fatti passare per valvole unidirezionali e portati a una pressione inferiore a quella di rete e tale da essere prossima ai valori fisiologici.
Un sistema di sicurezza, costituito da una valvola regolatrice di pressione posta sulla linea dell’ossido di azoto e collegata alla linea dell’ O2 , non consente all’ossido di azoto di fluire in assenza di ossigeno.
Da tale sistema i gas passano attraverso un complesso che regola la quantità di flusso da somministrare al paziente in modo che i gas siano distribuiti accuratamente e costantemente misurati. Il metodo di regolazione più spesso usato dalle attuali apparecchiature per anestesia, prevede che il flusso di ciascun componente sia controllato indipendentemente e misurato da un flussometro costituito da una valvola a spillo e da un rotametro.
All’uscita dei flussometri i gas vengono miscelati e inviati ai vaporizzatori che addizionano alla miscela di gas un liquido anestetico volatile. I vaporizzatori possono essere di due tipi: a bolle o calibrati. In quello a bolle una percentuale della miscela dei gas viene fatta gorgogliare direttamente entro il liquido anestetico una cui percentuale di vapore viene così assorbita. La concentrazione dell’anestetico nella miscela finale dipende quindi dal flusso del gas nel vaporizzatore e dalla temperatura. Nel tipo calibrato una percentuale di gas viene convogliata in una camera riempita con vapore saturo del liquido anestetico. Tale parte viene poi addizionata al flusso principale in transito.
Un ramo di circuito con una valvola di emergenza è collegata all’ingresso dell’O2 e bypassa i flussometri e i vaporizzatori, in modo che, se il paziente deve essere scollegato dal flusso di gas anestetici per una qualsiasi ragione, la valvola di emergenza O2 viene attivata in modo da somministrare al paziente una grande quantità di ossigeno puro.
Dai vaporizzatori la miscela di gas anestetici entra nel circuito di ventilazione. Il ventilatore determina il flusso del gas anestetico e, tenendo conto anche delle resistenze offerte dai tubi di collegamento e dal sistema respiratorio del paziente, controlla le modalità e i tempi di inspirazione ed espirazione.
Il circuito paziente collega il ventilatore al paziente fornendogli il flusso con la miscela di gas anestetici e respiratori o per intubazione endotracheale o mediante mascherina. Tale circuito può essere di tipo aperto, in cui il gas anestetico espirato dal paziente viene scaricato all’esterno, o di tipo chiuso, nel qual caso la miscela espirata viene fatta passare attraverso un filtro per l’assorbimento della CO2 e poi risomministrata al paziente.
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