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Gli acceleratori lineari sono apparecchiature impiegate per applicazioni di radioterapia, in grado di generare e controllare
l'emissione di elettroni o raggi X ad alta energia. Gli elementi fondamentali che compongono un acceleratore lineare
sono un modulatore, un cannone elettronico, una sorgente a radiofrequenza e una guida di accelerazione.
Il modulatore produce impulsi ad alto voltaggio,
alla frequenza di qualche centinaio al secondo, che costituiscono il segnale d'ingresso sincrono
sia per il cannone elettronico che per la sorgente di radiofrequenza.
Il cannone elettronico, ricevuti gli impulsi ad alta tensione dal modulatore, produce a sua volta impulsi di elettroni della durata
di alcuni microsecondi che vengono iniettati nella guida di accelerazione.
In acceleratori ad alta energia, la sorgente di radiofrequenza è un magnetron,
in quelli a energia medio-bassa è un klystron.
Magnetron o klystron producono onde elettromagnetiche nel range di frequenza delle microonde
(circa 3 GHz),
necessarie per accelerare gli elettroni iniettati dal cannone elettronico nella guida di
accelerazione.
La guida d'accelerazione può essere di due tipi: a onda progressiva o a onda stazionaria.
Nella struttura a onda stazionaria, gli elettroni vengono accelerati da un campo
elettromagnetico in movimento,
generato dalla propagazione delle microonde all'interno della guida stessa.
Nella struttura a onda progressiva, il campo magnetico ha una localizzazione spaziale
fissa con ampiezza variabile,
punto per punto, con frequenza pari a quella delle microonde applicate.
Entrambe i tipi di guida richiedono l'uso di una pompa a vuoto al fine di rimuovere
eventuali molecole di gas che
rischierebbero di interferire con il cannone elettronico. La guida accelera gli elettroni
per raggiungere l'energia necessaria
al trattamento e, una volta raggiunta, il fascio di elettroni è diretto su un bersaglio
metallico
(per esempio, tungsteno) producendo raggi X oppure è utilizzato direttamente per il trattamento.
In gran parte degli acceleratori lineari è presente un sistema che, applicando un campo
magnetico statico ortogonale
alla direzione di movimento degli elettroni, li devia in funzione della loro energia.
In tal modo, orientando opportunamente la finestra di uscita, è possibile estrarre solo
quegli elettroni che hanno un
determinato livello di energia.
La sagoma del trattamento viene determinata
generalmente da due coppie di collimatori mobili che muovendosi in modo sincrono e simmetrico,
creano finestre rettangolari di dimensioni variabili.
Di solito, almeno una coppia di collimatori è asincrona e permette quindi sagome asimmetriche.
Per forme personalizzate bisogna aggiungere dei limitatori ad hoc.
Gli acceleratori lineari si dividono, in base alla loro energia, in tre fasce:
acceleratori a bassa, a media e ad alta energia.
I primi producono un unico fascio di fotoni X di una sola energia, compresa tra i 4 e i
6 MeV.
Gli acceleratori a media energia producono fasci di fotoni X a due diverse energie,
comprese tra i 6 e i 15 MeV e
più fasci di elettroni di energia compresa tra i 3 e i 15 MeV.
Gli acceleratori ad alta energia, infine, producono fasci di fotoni X di due o tre
diverse energie, comprese tra i 6 e i 18-25 MeV e
un certo numero di fasci di elettroni di energia compresa tra i 3 e i 20-25 MeV.
Sono diffuse sul mercato apparecchiature che forniscono, oltre a una gamma di raggi di
elettroni di energia
compresa tra i 4 ed i 22 MeV, anche raggi X a due diverse energie: un raggio a bassa
energia (6 MeV) e uno a energia di almeno 10 MeV.
L'acceleratore lineare è costituito da un complesso rotante contenente la sorgente a
radio frequenza, il cannone elettronico, la sezione
acceleratrice e la testa radiante.
Il modulatore può essere collocato all'interno del complesso rotante oppure in una cabina
separata posta a una determinata
distanza dall'acceleratore.
Gli acceleratori lineari di moderna produzione sono strutture isocentriche la cui stabilità
meccanica
garantisce un corretto puntamento (coincidenza bersaglio-isocentro)
senza il riposizionamento del paziente.
Sono infatti dotati di lettino motorizzato, capace di effettuare movimenti sia lungo i tre
assi x, y e z e sia di rotazione
(uno dei movimenti è isocentrico rispetto all'asse del fascio).
Alcuni trattamenti, detti terapia ad arco o terapia pendolare,
vengono effettuati a gantry in movimento.
Tutti gli acceleratori sono controllati in modo remoto da una console (posta al di fuori
della stanza di trattamento) attraverso la quale
è possibile controllare anche l'intensità di dose.
Circa la metà dei pazienti con patologie neoplastiche ricevono un trattamento
radioterapico primario o
coadiuvante ad altri tipi di trattamento, oppure per la sola riduzione della
sintomatologia dolorosa.
Ciascun trattamento consiste in più applicazioni con diversa finestra d'ingresso e
diverso aggiustaggio dei parametri dell'apparecchiatura.
Nel complesso, un trattamento di questo tipo risulta meno costoso e presenta meno
effetti collaterali rispetto ad altre tipiche terapie
antitumorali. I moderni acceleratori lineari, inoltre, consentono una precisione,
una versatilità, un'efficienza e una sicurezza tali da farli
preferire da molti oncologi radioterapisti.
Statisticamente, la distribuzione del sito delle patologie tumorali è tale che il 60%
dei pazienti necessita di una terapia a raggi X
a bassa energia, il 25% dei pazienti deve essere trattato con raggi X a energia media o
alta, il 15% con un fascio di elettroni
(il 30% dei quali a energia superiore ai 12MeV). Quest'ultimo 15% è composto in gran parte
da pazienti che vengono trattati per fini
curativi e non solo palliativi.
Nonostante l'energia del fascio sia il parametro più importante, vanno presi in considerazione
anche altri fattori, quali, ad esempio,
l'intensità di dose (che deve essere superiore, qualunque sia l'energia utilizzata,
a 200cGy/minuto).
L'uso di una apparecchiatura radiante necessita di una serie di infrastrutture
particolari che garantiscano la sicurezza sia per gli operatori che per i pazienti.
La stanza in cui verrà collocato l'acceleratore lineare dovrà essere schermata per evitare
la dispersione di radiazioni X e di neutroni
(che si generano quando si lavora con alte energie).
Infine, a complemento dell'acceleratore lineare, sono necessari: la strumentazione per
la misura della dose dei fasci sia di elettroni che di raggi X,
un sistema computerizzato per l'elaborazione dei piani di trattamento e un laboratorio in
cui vengano costruite le maschere atte
alla definizione di campi di trattamento speciali.
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