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APPARECCHIO PER OTOEMISSIONI ACUSTICHE
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Uno dei capitoli più affascinanti della moderna audiologia è stato aperto da David T. Kemp, con la registrazione dei suoni emessi attivamente dalla coclea umana in seguito a stimolazione sonora.
Questi suoni, chiamati otoemissioni acustiche, si presentano con una intensità particolarmente bassa e richiedono perciò tecniche particolari per la loro evidenziazione.

Le otoemissioni acustiche sono generate dalle attività contrattili delle cellule ciliate e dalle caratteristiche meccano-strutturali della membrana basilare, con trasformazioni di energia meccanica in energia acustica. Sono presenti sia spontaneamente (SOAE – Spontaneous Otoacustic Emissions) che in seguito ad una stimolazione sonora (EOAE – Evokated Otoacustic Emissions). Fra le otoemissioni acustiche evocate ricordiamo in particolar modo gli echi cocleari di Kemp (Otoemissioni acustiche evocate transitorie).

Il metodo per rilevare le otoemissioni acustiche evocate, che sono le più usate nella diagnostica infantile, consiste nell’inviare degli stimoli impulsivi (detti “cliks” o “tone bursts”) attraverso un’apposita sonda applicata nel condotto uditivo esterno, all’interno del quale sono posti anche un microfono miniaturizzato e un tubicino di scappamento per evitare un eccessivo accoppiamento acustico tra microfono e altoparlante. Le otoemissioni così captate dal microfono vengono inviate ad un’apparecchiatura computerizzata che impiega di routine la reiezione degli artefatti.

Nel 1988 fu sviluppata, presso i laboratori “Institute of Laryngology and Otology” di Londra, la prima apparecchiatura di registrazione delle EOAE, sufficientemente semplice, miniaturizzata ed economica. Questo sistema fu denominato, dal nome dell’istituto e dall’anno in cui venne messo a punto, ILO88. Successivamente venne immesso sul mercato un nuovo sistema capace di registrare i prodotti di distorsione delle otoemisioni acustiche e denominato ILO92. Attualmente sono presenti sul mercato strumenti “stand alone”, in grado di archiviare, rivedere ed analizzare i dati rilevati dalla sonda, modulari ed utilizzabili sia nella routine clinica sia come strumenti da ricerca.

Le otoemissioni, in base all’esperienza di numerosi autori, si sono dimostrate un test affidabile, che consente di individuare in maniera oggettiva i soggetti con funzione uditiva integra rispetto a quelli ipoacustici, con una facilità e rapidità di esecuzione (5 min circa) inusuali per tecniche abitualmente utilizzate nella diagnosi audiologica infantile, e con un basso costo sia economico sia in termini di risorse umane.

I limiti di tale tecnica sono costituiti dalla possibile, anche se rara, presenza di falsi positivi e dall’impossibilità di effettuare una diagnosi della sede e del tipo di ipoacusia eventualmente riscontrata, sulla base delle sole otoemissioni. Questo limite è facilmente superabile indirizzando i casi dubbi verso indagini fondamentali per un migliore inquadramento clinico (TAC – RMN – ABR).

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